Microscopio guida all’utilizzo e tutte le informazioni utili

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Il microscopio è lo strumento preposto ad ingrandire le immagini per osservare anche i minimi dettagli. Di modelli ve ne sono tanti che si differenziano tra loro sia per le misure che per il tipo di utilizzo. E’ chiaro che un microscopio domestico sia diverso da quello professionale, ma le componenti principali restano comunque le stesse. Stiamo parlando di oculare, lente e tavolino portaoggetti. In questa guida vi illustreremo i passaggi fondamentali per imparare ad usare un microscopio, che si può rivelare anche tra le quattro mura un un valido alleato per studi e ricerche.

Com’è fatto

Prima di imparare ad usare un microscopio, dobbiamo ben conoscere quelle che sono le componenti principali di questo importante strumento scientifico. Ecco gli elementi essenziali:

  • L’oculare è la parte del microscopio che ci consente di osservare il campione. Ci sono modelli semplici caratterizzati da un solo oculare e modelli complessi che si dicono, invece, binoculari per la presenza di due oculari.
  • Il tavolino portaoggetti è la superficie su cui poggiamo i vetrini da esaminare.
  • Lo stativo è l’elemento che unisce la base del microscopio all’oculare.
  • Le manopole per la messa a fuoco: quella più grande, nota come vite macrometrica, si trova sul lato del microscopio e serve ad allontanare o avvicinare l’obiettivo dal campione. La vite micrometrica serve invece ad analizzare i dettagli.
  • L’obiettivo è la componente del microscopio atta ad ingrandire l’immagine. Gli obiettivi sono di diversa qualità a seconda del modello che abbiamo scelto.
  • La lampada è posizionata sulla base del microscopio; la luce è proiettata sul tavolino portaoggetti. Serve ad assicurarsi la giusta luminosità per osservare il campione.
  • Il condensatore si trova sotto il tavolino e consente di cambiare la quantità di luce che raggiunge il materiale da esaminare.

Come si usa

Ora che sappiamo com’è fatto un microscopio, non ci resta che iniziare ad usarlo. Prendiamo il nostro apparecchio e sistemiamolo su un piano d’appoggio pulito. Il tavolo va sempre igienizzato con un panno in microfibra e magari un detergente multiuso. Assicuriamoci che ci sia una presa della corrente nelle vicinanze.

Il microscopio va trasportato da una parte all’altra, mantenendolo sia per la base che per lo stativo. Se si solleva, afferrandolo solo per lo stativo, si corre il rischio che possa rompersi.

Una volta poggiato sulla superficie prescelta, possiamo inserire la spina nella presa elettrica. Possiamo ora ruotare gli obiettivi in modo che l’ingrandimento minore si trovi sul vetrino. La capacità di ingrandimento del nostro microscopio è riportata su un lato dell’obiettivo; il numero è seguito dal segno “x”. Minore è il numero, più basso sarà l’ingrandimento e maggiore sarà la capacità di mettere a fuoco un dettaglio del vetrino.

Quando si cambia l’obiettivo, bisogna procedere sempre con cautela. Il nostro consiglio è quello di usare la vite macrometrica in modo che si allontani dal materiale da esaminare e il vetrino non venga colpito. Inoltre sempre meglio tenere a portata di mano il manuale di istruzioni del nostro microscopio. Qui ci sono anche informazioni utili per la manutenzione e la pulizia del nostro strumento. Per i più smemorati, niente paura, potete trovare una copia sul sito web del produttore del microscopio.

Prima di iniziare è sempre bene lavarsi le mani per non sporcare vetrini e campioni. Ancora meglio se si indossano dei guanti. Sia le mani che l’area di lavoro non devono essere contaminate da sporco e polvere.

Potrà rivelarsi utile un panno in microfibra per toccare i vetrini. Questo materiale, infatti, non lascia né tracce, né fibre sulla superficie con cui entra in contatto. Da evitare, invece, l’utilizzo di panni di carta poiché rilascia pelucchi. Il vetrino, anche se con i guanti, va afferrato per i bordi.

Se siamo alle prime armi, meglio usare i vetrini preparati. Al loro interno contengono un campione già sistemato nel modo giusto. Questi vetrini sono in vendita nei negozi specializzati. Una volta che hai preso dimestichezza con lo strumento, si possono preparare i vetrini. Immaginiamo di voler esaminare il polline; prendiamo alcune spore e posizioniamole direttamente sul vetrino. Prendiamo poi un vetrino coprioggetto e sistemiamolo sul primo. Per analizzare i campioni più a lungo c’è chi aggiunge un po’ di smalto per unghie sui bordi del vetrino in modo da sigillare il coprioggetti.

Il vetrino va sistemato sul tavolino portaoggetti del microscopio e va fissato con due mollette. Il vetrino va preso per i bordi in modo da non lasciarvi sopra le impronte digitali. Ancor peggio se contaminiamo il vetrino con il sebo. Se ci rendiamo conto che è sporco, possiamo usare il panno in microfibra. Bisogna sempre maneggiare per bene i vetrini perché sono delicati e dobbiamo far attenzione a non farli spezzare. Solitamente non ci sono problemi quando si inseriscono sotto le mollette; basta sollevare la clip e il gioco è fatto.

Per accendere il microscopio, basta pigiare l’interruttore che si trova su un lato. Ecco che il centro del vetrino sarà illuminato. Se non riuscite a vedere alcuna luce, si può regolare il condensatore.

Il condensatore, caratterizzato da una leva o da un disco, serve proprio a regolare la quantità di luce che deve attraversare il campione. Se il condensatore è chiuso, ovviamente, non ci sarà alcun fascio luminoso. In caso di problemi persistenti, non sarà colpa del condensatore: date, allora, un’occhiata alla presa della corrente o contattate l’assistenza per cambiare la lampadina del microscopio.

La messa a fuoco

Per la messa a fuoco, bisogna regolare gli oculari se abbiamo un microscopio binoculare. In che modo? Bisogna ruotare ogni oculare in modo che ci sia la giusta distanza tra gli occhi, nota anche come distanza interpupillare. Se ad esempio si riescono a vedere due immagini, bisogna regolare ancora gli oculari. Bisogna sistemarli finché non si vede un solo disco luminoso. Il discorso non vale per un microscopio caratterizzato da un solo oculare.

Chi indossa gli occhiali, deve toglierli e impostare diversamente la messa a fuoco del microscopio in modo da renderlo adatto alla sua vista.

Il condensatore va regolato alla massima ampiezza. Per mettere a fuoco il campione, dobbiamo infatti illuminarlo al massimo. Lo faremo con la leva o con la rotella che consente al condensatore di essere totalmente aperto. Al contrario il potere di ingrandimento va lasciato al minimo. Si parte con un valore pari a 4x per poi aumentare per la messa a fuoco dell’immagine.

Gli obiettivi che hanno un potere di ingrandimento basso assicurano un campo visivo maggiore. L’immagine viene messa a fuoco gradualmente e non vengono mai persi i punti di riferimento. Quest’operazione viene detta scanning perché consente di analizzare per bene il campione.

Gli obiettivi con potere di ingrandimento alto non permettono di osservare il campione nella sua interezza; c’è anche il rischio che possano essere smarriti i punti di riferimento. Gli obiettivi più potenti sono quelli da 10x a 40x.
Passiamo ora al vetrino; va messo al centro sul tavolino portaoggetti. Se non si riesce a vedere, bisogna spostarlo leggermente mentre guardiamo nell’oculare. Per la messa a fuoco vanno usate sia le viti di regolazione che il condensatore. Si parte dalla vite più grande, ossia quella macrimetrica, per poi passare alla più piccola, ovvero la vite micrometrica.

Durante la messa a fuoco dell’immagine c’è da fare attenzione perché il tavolino portaoggetti tende ad alzarsi e ad avvicinarsi all’obiettivo. E’ necessario evitare che il vetrino tocchi alcune delle lenti degli obiettivi.

Il condensatore, che è un elemento essenziale di un microscopio, è ubicato sotto il tavolino portaoggetti: la luce, arrivati ad un certo punto, va diminuita in modo che si possa ottenere un’immagine più chiara. Per ingrandire l’immagine dobbiamo invece usare un obiettivo più potente. Ovviamente si deve passare ad un livello superiore quando non riusciamo a mettere a fuoco i particolari del campione con l’obiettivo meno potente. Come già detto in precedenza un ingrandimento maggiore è fondamentale per osservare i dettagli. Occhio sempre al cambio di obiettivo perché si rischia di rompere il vetrino.

Per un ingrandimento superiore, tipo 10x, bisogna utilizzare la vite micrometrica. La vite macrometrica fa infatti muovere l’obiettivo e lo sposta troppo vicino al tavolino portaoggetti. Il rischio? Il vetrino può spezzarsi.

Bisogna passare da un obiettivo all’altro e regolare le viti di messa a fuoco fin quando non si acquista una certa dimestichezza con il microscopio che abbiamo comprato. Per allenarci e mettere a prova le nostre capacità, possiamo usare vari tipi di vetrini. Non vi resta, allora, che iniziare, tenendo a mente i consigli e le informazioni presenti in questa guida. Le basi per usare un microscopio sono tutte qui.

Laureata in Medicina Veterinaria, lettrice ‘compulsiva’ e appassionata di scrittura. Adoro arricchirmi quotidianamente di nuove conoscenze e fornire informazioni utili a chi voglia saperne di più su tecnologia, scienza e informatica.

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